Quali paesi usano le centrali nucleari?
L'energia nucleare è una fonte di energia che sfrutta la fissione di atomi pesanti, come l'uranio, per produrre calore e quindi elettricità. Si tratta di una tecnologia controversa, che presenta vantaggi e svantaggi, e che suscita da sempre dibattiti e polemiche.
In questo articolo vedremo quali sono i paesi che utilizzano le centrali nucleari per produrre energia elettrica, con uno sguardo particolare all'Europa e all'Italia. Cercheremo di capire quali sono le ragioni che spingono alcuni paesi a puntare sul nucleare e altre a rinunciarvi.
Le centrali nucleari in Europa
L’Europa è una delle regioni del mondo con il maggior numero di centrali nucleari in funzione. Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), al 31 dicembre 2020, in Europa c’erano 183 reattori operativi, distribuiti in 18 paesi, per una potenza installata di 121 GW e una produzione annua di 790 TWh. Questo significa che l’energia nucleare copre il 24% della produzione elettrica totale dell’Europa, e il 12% del suo consumo energetico primario.
Tuttavia, la situazione è molto diversa da paese a paese. Alcuni Stati hanno fatto una scelta netta a favore del nucleare, altri lo hanno abbandonato o limitato, altri ancora non lo hanno mai adottato.
Tra i paesi che hanno puntato sul nucleare spiccano la Francia, la Russia e l’Ucraina. La Francia è il paese con la maggiore quota di energia nucleare nel suo mix energetico: il 70% della sua elettricità proviene da 56 reattori nucleari, per una potenza di 63 GW. La Francia è anche il primo esportatore di elettricità in Europa, grazie al suo surplus nucleare. La Russia ha 38 reattori nucleari in funzione, per una potenza di 29 GW, che coprono il 19% della sua produzione elettrica. La Russia è anche un importante fornitore di tecnologia e combustibile nucleare per altri paesi. L’Ucraina ha 15 reattori nucleari in funzione, per una potenza di 13 GW, che coprono il 53% della sua produzione elettrica. L’Ucraina è il paese che ospita il sito di Chernobyl, dove nel 1986 si verificò il più grave incidente nucleare della storia.
Tra i paesi che hanno rinunciato o limitato il nucleare ci sono la Germania, la Spagna e la Svezia. La Germania ha deciso di uscire dal nucleare entro il 2022, in seguito al disastro di Fukushima del 2011. Attualmente ha ancora sei reattori nucleari in funzione, per una potenza di 8 GW, che coprono il 12% della sua produzione elettrica. La Germania sta puntando sulle energie rinnovabili per sostituire il nucleare. La Spagna ha sette reattori nucleari in funzione, per una potenza di 7 GW, che coprono il 21% della sua produzione elettrica. Tuttavia, la Spagna ha deciso di non costruire nuovi impianti nucleari e di chiudere quelli esistenti alla fine della loro vita utile. La Svezia ha otto reattori nucleari in funzione, per una potenza di 8 GW, che coprono il 34% della sua produzione elettrica. Anche la Svezia ha deciso di non costruire nuovi impianti nucleari e di chiudere quelli esistenti entro il 2040.
Il nucleare in Italia
L'Italia è uno dei pochi paesi europei che non ha mai avuto una produzione significativa di energia nucleare. Il primo reattore italiano fu costruito nel 1958 a Latina, seguito da altri tre impianti a Trino Vercellese, Garigliano e Caorso. Tuttavia, questi reattori avevano una potenza modesta (meno di 1 GW in totale) e una bassa efficienza. Inoltre, erano spesso soggetti a guasti e fermate.
La svolta si ebbe nel 1987, quando il popolo italiano si espresse con un referendum per il no nucleare, in seguito al disastro di Chernobyl. Da allora, tutti i reattori italiani sono stati spenti e progressivamente smantellati. L'unica eccezione è il reattore EUREX di Saluggia, usato per la ricerca e la sperimentazione.
L'Italia ha quindi rinunciato al nucleare come fonte di energia elettrica, ma non ha risolto il problema delle scorie nucleari, che sono ancora conservate in siti temporanei in attesa di una soluzione definitiva. Inoltre, l'Italia importa una parte della sua elettricità da paesi che usano il nucleare, come la Francia e la Svizzera.
Nel 2011, il governo italiano aveva proposto un piano per il ritorno al nucleare, con la costruzione di quattro nuove centrali entro il 2020. Tuttavia, il progetto fu bocciato da un altro referendum popolare, che confermò la volontà degli italiani di dire no al nucleare.
Il resto del mondo
Oltre all'Europa, ci sono altre regioni del mondo che utilizzano le centrali nucleari per produrre energia elettrica. Secondo l'AIEA, al 31 dicembre 2020, nel mondo c'erano 442 reattori operativi, distribuiti in 31 paesi di quattro diversi continenti, per una potenza installata di 392 GW e una produzione annua di 2553 TWh. Questo significa che l'energia nucleare copre il 10% della produzione elettrica totale del mondo, e il 4% del suo consumo energetico primario.
I paesi con il maggior numero di reattori sono gli Stati Uniti (96), la Cina (50), la Francia (56), la Russia (39) e il Giappone (33). La Francia è il paese con la maggiore dipendenza dal nucleare, che copre il 76% del suo fabbisogno energetico interno. La Cina è invece il paese con il maggior numero di reattori in costruzione (15), seguita dall'India (7) e dalla Russia (6).
Il futuro dell'energia nucleare nel mondo è incerto. Da un lato, ci sono paesi che puntano sul nucleare come soluzione per ridurre le emissioni di CO2 e garantire la sicurezza energetica. È il caso della Cina, dell'India e della Russia, che hanno in programma di espandere la loro capacità nucleare nei prossimi anni. È il caso anche di alcuni paesi emergenti, come gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia, che hanno avviato dei progetti per costruire le loro prime centrali nucleari.
Dall'altro, ci sono paesi che hanno deciso di uscire dal nucleare per motivi ambientali, economici o politici. È il caso della Germania, che ha annunciato la chiusura di tutte le sue centrali nucleari entro il 2022, dopo il disastro di Fukushima. È il caso anche di altri paesi europei, come la Spagna, la Svezia e il Belgio, che hanno fissato delle scadenze per lo spegnimento dei loro reattori. È il caso infine del Giappone, che dopo Fukushima ha ridotto drasticamente la sua produzione nucleare e sta valutando se abbandonarla definitivamente.
In conclusione, l'energia nucleare è una fonte di energia che presenta pro e contro, e che richiede una valutazione attenta dei suoi impatti e delle sue alternative.

