Perchè le centrali nucleari sono pericolose?
Le centrali nucleari o termonucleari sono centrali elettriche capaci di generare vapore che, una volta portato alla giusta pressione, viene convogliato in una turbina dedicata alla produzione di energia elettrica. Tale quantitativo di vapore viene prodotto dal calore prodotto dalle reazioni di fissione che avvengono all’interno del nocciolo nucleare composto principalmente da barre di uranio e di controllo.
A tal proposito, queste centrali sono ritenute pulite poiché emettono basse emissioni di CO2. Di conseguenza, per un lungo periodo, il nucleare è sembrato una strada valida e percorribile per combattere gli effetti e l’aggravarsi dell’effetto serra prodotto dall’anidride carbonica. Tuttavia, il pericolo nucleare si è rivelato molto concreto a causa degli evidenti problemi di sicurezza, degli effetti delle radiazioni sull’ambiente e dei gravi incidenti accaduti nel corso degli anni. Il tutto senza considerare il problema sempre attuale legato allo smaltimento delle famose scorie nucleari.
Proprio per queste ragioni, molte nazioni, tra cui l’Italia, hanno deciso di abbandonare e chiudere definitivamente questi impianti dedicali alla produzione di energia elettrica.
Oltretutto, lo sviluppo di nuove tecnologie, dopo la sua introduzione intorno agli anni ‘50, si è interrotto bruscamente durante gli anni ‘80 e ‘90 a causa di alcuni disastri nucleari tra cui quello di Chernobyl, datato 1986.
Nonostante durante il 2000 la ricerca relativa agli impianti di questo tipo abbia subito una scossa, al giorno d’oggi il nucleare rappresenta ancora una risorsa troppo dispendiosa e dannosa, sia per l’uomo che per l’ambiente.
I rischi delle centrali nucleari
Sebbene i processi e le tecniche utilizzate per la costruzione di queste centrali abbiano subito un notevole affinamento nel corso del tempo, i rischi legati al funzionamento degli impianti nucleari risultano ancora molto elevati. Infatti, il principale ostacolo per la produzione di energia elettrica attraverso i processi di fissione nucleare è rappresentato proprio dai residui prodotti, rappresentati dalle scorie nucleari dal decadimento radioattivo che può durare anche per migliaia di anni.
A tal proposito, è importante sottolineare che, differentemente rispetto alle classiche centrali termoelettriche, questa soluzione emette isotopi, ovvero atomi instabili, dal difficile smaltimento e fortemente radioattivi. Dunque, è facile intuire come questi prodotti di scarto possano causare potenziali disastri ambientali e danni irreparabili alla salute dell’essere umano.
Oltretutto, nelle immediate vicinanze delle centrali nucleari, sono state rilevate percentuali importanti di malattie congenite nei neonati. Ciò è presumibilmente dovuto al fatto che i materiali prodotti dall’energia nucleare siano in grado di emettere radiazioni alfa, beta e gamma. Queste ultime sono in grado di andare a modificare il patrimonio genetico dell’uomo, danneggiando così le cellule e provocando importanti danni ai tessuti.
Inquinamento nucleare
L’inquinamento nucleare radioattivo è una forma di inquinamento ambientale prodotto dai radionuclidi, ovvero di nuclidi instabili che, durante il loro naturale processo di decadimento, sono in grado di emettere radiazioni capaci di contaminare tutto l’ambiente che li circonda. In questo modo, le suddette radiazioni possono facilmente intaccare la salubrità dell’aria, del suolo e dell’acqua ed entrare in contatto con piante e animali. Di conseguenza si assisterà alla contaminazione degli alimenti destinati al consumo umano e non solo. Chiaramente, l’origine di questa tipologia di inquinamento è variabile poiché può dipendere o meno dall’attività dell’uomo. Nel secondo caso, il rilascio di radiazioni può verificarsi in seguito a incidenti o ad azioni volontarie.
Tuttavia, le principali attività civili e industriali responsabili di contaminazione radioattiva sono rappresentate dalle centrali nucleari, dal deposito e stoccaggio di scorie radioattive, dall’estrazione di minerali radioattivi e dal ritrattamento, o riprocessamento, delle suddette scorie.
Dunque, in caso di incidente nucleare, l’ambiente circostante verrà inevitabilmente contaminato e si renderà necessaria la somministrazione urgente di pillole allo iodio per proteggere la salute, tiroide in particolare, dagli effetti della radioattività. Inoltre, tutti gli operatori sul posto dovranno indossare maschere e tute anti radiazioni.
La gestione delle scorie
Le scorie nucleari sono rappresentate dai cosiddetti rifiuti di alto livello. Questi ultimi sono così radioattivi da dover richiedere un raffreddamento preventivo e una schermatura appositamente progettata, ma vengono prodotti soltanto dalle centrali nucleari. La gestione di questi scarti è indubbiamente quella più difficile, complici i tempi di dimezzamento lunghissimi, anche nell’ordine delle migliaia di anni. Basti pensare che nella vicinissima Francia, un Paese nel quale l’energia nucleare rappresenta il 70% di quella richiesta, le scorie vere e proprie sono pari al solo 1% di tutti i rifiuti radioattivi prodotti dalla Nazione. Tuttavia, esse racchiudono il 99% dell’intera radioattività prodotta artificialmente.
A questo riguardo, devi sapere che nel caso in cui i rifiuti nucleari siano di basso e medio livello, lo stoccaggio temporaneo sarà più che sufficiente poiché non andrà oltre a qualche secolo. Diversamente, quando si parla di scorie, la gestione diventa a lunghissimo termine e può raggiungere le migliaia o le decine di migliaia di anni.
Di conseguenza, il pensiero di abbandonare sulla terra rifiuti tanto pericolosi per l’ambiente e per la salute umana rappresenta da solo un serio problema legato a questa fonte di energia. Infatti, l’unico modo per stoccare e gestire questi prodotti altamente radioattivi, resta quello di individuare un luogo geologicamente isolato e stabile nel quale seppellire questa spazzatura millenaria.

