Hub energetico in Sardegna: cosa sta succedendo
La Sardegna è ormai al centro di un accesa discussione riguardante lo sviluppo delle energie rinnovabili. Da poco l'isola ha deciso di sospendere per 18 mesi l'installazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici: una scelta che sta sollevando numerose preoccupazioni nel settore energetico e tra i cittadini. La decisione del Consiglio Regionale della Sardegna è stata presa per tutelare il paesaggio e garantire uno sviluppo sostenibile ed è divenuta legge il 4 luglio scorso. Introducendo misure urgenti per prevenire impatti irreversibili sul territorio, sospendendo la costruzione di impianti eolici e fotovoltaici nelle seguenti aree:
• aree naturali protette;
• zone umide di importanza internazionale;
• aree agricole e a rischio idrogeologico;
• territori a meno di 7 km da beni culturali;
• fascia di 300 metri dalla battigia;
• zone gravate da usi civici e di interesse archeologico;
• aree montuose sopra i 1.200 metri sul livello del mare;
• parchi e riserve nazionali o regionali;
• territori coperti da foreste e da boschi.
Attualmente, il 75% dell'energia prodotta nell'isola proviene ancora da combustibili fossili, con il carbone che rappresenta il 33% e il gas naturale il 34%. Le energie rinnovabili contribuiscono in misura minore: l'energia eolica copre il 13%, il fotovoltaico il 9% e l'energia idraulica solo il 3%. Le associazioni ambientaliste e l'industria delle rinnovabili hanno espresso preoccupazione per questa sospensione, sostenendo che potrebbe frenare lo sviluppo energetico dell'isola e rallentare la transizione verso un mix energetico più sostenibile. Secondo Legambiente, la sospensione potrebbe comportare una perdita di investimenti tra i 2 e i 3 miliardi di euro, oltre a ritardare l'arrivo di tecnologie avanzate, come gli impianti fotovoltaici fondamentali per rendere l'energia più accessibile. Il futuro delle energie rinnovabili in Sardegna rimane incerto. La moratoria potrebbe offrire l'opportunità di rivedere la strategia energetica dell'isola, integrando maggiormente le comunità locali e valorizzando le piccole imprese. Tuttavia, questo blocco rappresenta un ostacolo significativo per fornitori che offrono energia rinnovabile, limitando la loro capacità di espandere l'offerta di energia sostenibile. E' bene ricordare che questa scelta arriva a due anni dal provvedimento del Governo Draghu con il quale il ministero dell'Ambiente affida alle Regioni il compito di individuare le aree di installazione delle rinnovabili, prevedendo la quota per ognuna: la Sardegna dovrà quindi installare 6,2 gigawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Tuttavia secondo i comitati di base non sono necessari i 6,2 GW di nuova potenza assegnati dal Governo e c'è chi dice che basterebbe la quota attuale (2,24 GW). Mentre per Legambiente "l'obiettivo di 6.2 GW di energia rinnovabile al 2030 indicato nel decreto aree idonee è un primo passo imprescindibile per la transizione". Per la presidente di Legambiente Sardegna "vincolare la quasi totalità del territorio regionale, rischia tra l'altro di non lasciare spazio utile per il rispetto degli obiettivi che ci sono imposti non dall'Europa, ma dall'urgenza della decarbonizzazione".

