Energia geotermica dai vulcani
La geotermia, come sappiamo è legata allo sfruttamento del calore naturale della Terra. Il calore prodotto da un vulcano è decisamente più elevato. Perché allora non sfruttarlo per produrre energia pulita? É questa l’idea che alcuni studiosi islandesi stanno portando avanti: si tratta degli scienziati dell’Iceland Deep Drilling Project (IDDP) che fa capo all’Autorità per l’Energia Nazionale d’Islanda e ad altre quattro società private. Qualche anno fa, andando a perforare il pozzo di Krafla, nel nord-est dell’Irlanda, gli ingegneri ricevettero uno strano segnale dai propri sensori: avevano “colpito” una zona con temperature attorno ai 1000°C. Il team si rese conto di aver rotto una camera magmatica piena, situata a 5 km sotto al superfice terrestre e sfruttarono questa occasione per generare 36 megawatt di potenza. Da qui nacque il primo sistema energetico geotermico basato sul magma. Ed è proprio grazie al magma che l’Islanda spera di migliorare la produzione di energia geotermica, andando a forare a profondità superiori a 4.000 metri per sfruttare le altissime temperature, oltre i 400°. Questo progetto potrebbe essere un primo importante passao verso lo sviluppo delle risorse geotermiche ad alta temperatura; in Islanda il foro di Krafla potrebbe non essere l’unico foro realizzato in Islanda visto che il progetto prevede la creazione di una seconda cavità nella penisola di Reykjanes, nel sud-ovest del paese.
Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese attualmente utilizza le sorgenti geotermiche per coprire meno del 3% del proprio fabbisogno energetico. Il bisogno energetico di alcune regioni però potrebbe essere abbatttuto sfruttando il calore che risale naturalmente verso la crosta in determinati punti del territorio.
Prendendo in esame il caso della Sicilia o della Toscana l’obiettivo sarebbe facilmente raggiungibile realizzando impianti di geotermia offshore attorno all’arcipelago delle Eolie, dove da anni gli esperti studiano il “Marsili”, il più grande vulcano sottomarino d’Europa che, secondo alcuni calcoli, potrebbe generare la produzione di circa 4 TWh di energia l’anno» hanno comunicato le associazioni, nel loro comunicato stampa.
C’è tuttavia di più. Considerando infatti l’intera area delle Eolie, che è fra le più “energetiche” dell’intero Mediterraneo, gli impianti di geotermia fornirebbero allo stato 30 MWe di energia per chilometro quadrato. Un’enormità, considerando la richiesta energetica del nostro paese e del continente intero.
«In linea del del tutto teorica, sfruttando con le moderne tecnologie tutte le fonti presenti su questi fondali, si potrebbe arrivare ad una produzione annua pari a 630 TWh l’anno, in grado di soddisfare il fabbisogno di 156 milioni di famiglie, cioè quasi il totale di quelle europee, che sono circa 200 milioni».
È proprio per via di questo potenziale inespresso se nel corso del 6 giugno varie associazioni, aziende e realtà locali - Enea, Marevivo, Ati Messina, Athanor Geotech, International Geothermal Association, Unione geotermica italiana, Rete geotermica italiana, INGV e Saipem – si sono incontrate durante la seconda giornata dei “Green Salina Energy Days”, organizzati dall’associazione “Isole Sostenibili” presso l’auditorium di Malfa, sull’isola di Salina, con la partecipazione della Regione siciliana.
«Lo sfruttamento dell’energia geotermica, anche in maniera ridotta rispetto le nostre ipotesi preliminari, porterebbe di fatto a un incremento della ricchezza della Sicilia, come anche ad una valorizzazione lavorativa delle Eolie, che diverrebbero un hub energetico molto importante per l’Europa» hanno chiarito alcuni organizzatori dell’evento.
D’altro canto, nella prospettiva di realizzare delle centrali geotermiche nell’arcipelago come in tutto il Mar Tirreno meridionale, alcuni ambientalisti hanno sollevato dei dubbi sulla fattibilità e sicurezza dell’opera, almeno dal punto di vista ecologico.
Le Eolie sono infatti uno dei massimi esempi di aree naturali della nostra regione, disponendo una ricca biodiversità, tanto che sia a livello terrestre che marino l’arcipelago è impegnato in un’opera di valorizzazione, che ha lo scopo d’istituire sia una grossa area marina protetta che un parco nazionale, simile a quello di Pantelleria.
Non è ancora chiaro se la realizzazione delle centrali geotermiche potrebbe creare delle difficoltà nell’istituzione e mantenimento di queste riserve, ma è anche da sottolineare il dato che le associazioni ambientaliste non sono contrarie per principio allo sfruttamento di questa tipologia di energia. Per molti di loro basta solo realizzare gli impianti in sicurezza, lontano dalle aree naturali maggiormente sensibili.
In Toscana, per esempio, le associazioni e le aziende energetiche hanno cercato di trovare dei compromessi, in considerazione del fatto che la geotermia è una fonte energetica rinnovabile. Per raggiungere questi compromessi di produzione e di conservazione, le amministrazioni sono state quindi portate a interrogarsi sulla sostenibilità - non soltanto ambientale, ma anche economica e sociale – della realizzazione dei nuovi impianti, per muoversi anche di comune accordo con enti, amministrazioni e altre realtà locali.
L’ultimo rapporto Energia di Legambiente Nazionale ha anche sottolineato come il geotermico risulta essere l’unica tipologia di risorsa rinnovabile che non fa registrare al momento nessun nuovo impianto, «in attesa della realizzazione dei nuovi centri a media entalpia già autorizzati». Un gravo danno per un’economia, che spende miliardi di euro per acquistare e bruciare gas dall’Africa.

