Il fracking (fratturazione idraulica)
Il fracking è una tecnica di estrazione del gas naturale e del petrolio dalle rocce di scisto, cioè quelle presenti nel sottosuolo che si sfaldano più facilmente. Il termine deriva dall’inglese "fracturing", che significa fratturazione, e indica il processo che viene usato per creare delle fessure nelle rocce e liberare il gas intrappolato al loro interno.
Ma come funziona il fracking e quali sono i suoi impatti sull’ambiente e sulla salute?
Cos’è il fracking
Questa tecnica, consiste nel perforare il terreno fino a raggiungere lo strato di roccia di scisto, che può trovarsi a diverse profondità, anche oltre i 3000 metri. Attraverso un tubo rivestito di cemento, vengono poi iniettati grandi quantità di acqua miscelata con sabbia e sostanze chimiche, ad una pressione tale da provocare delle micro-fratture nelle rocce. Queste fratture permettono al gas naturale, principalmente metano, di fuoriuscire dallo strato roccioso e risalire il tubo fino alla superficie, dove viene raccolto e immagazzinato nei gasdotti.
Il fracking è una tecnica relativamente recente, che ha avuto un forte sviluppo negli Stati Uniti a partire dagli anni 2000, grazie alla scoperta di enormi giacimenti di gas da scisto in vari stati del paese.
Il fracking ha permesso agli Stati Uniti di diventare il primo produttore mondiale di gas naturale e di ridurre la dipendenza energetica da altri paesi. Tuttavia, il fracking ha anche sollevato numerose critiche e preoccupazioni per i suoi effetti negativi sull’ambiente e sulla salute.
Rischi ambientali
Il fracking comporta diversi rischi ambientali, tra cui:
L’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee. Il fracking richiede l’utilizzo di grandi quantità di acqua, che viene prelevata dalle fonti locali e poi inquinata con le sostanze chimiche usate per la fratturazione. Una parte di questa acqua ritorna alla superficie insieme al gas e ai residui delle rocce fratturate, formando dei liquami tossici che devono essere smaltiti o riutilizzati. Questi liquami possono contaminare le falde acquifere o i corsi d’acqua se non vengono gestiti correttamente, causando danni alla flora e alla fauna acquatica e mettendo a rischio la salute delle persone che usano quelle acque per bere o irrigare. Secondo uno studio dell’EPA (Environmental Protection Agency) statunitense, il fracking può causare l’inquinamento dell’acqua potabile in alcune circostanze, ad esempio se ci sono perdite nei tubi o se i liquami vengono scaricati in modo improprio.
L’emissione di gas serra. Questa metodologia di estrazione, contribuisce all’aumento delle emissioni di gas serra, in particolare di metano, che è un potente gas ad effetto serra. Il metano può fuoriuscire dal terreno durante le operazioni di perforazione o dai gasdotti durante il trasporto del gas estratto. Inoltre, il gas naturale estratto con il fracking viene usato come combustibile fossile per produrre energia elettrica o per riscaldare le abitazioni, contribuendo così all’aumento della temperatura globale e ai cambiamenti climatici. Secondo uno studio dell’Università del Texas, il fracking potrebbe essere responsabile del 30% delle emissioni di metano negli Stati Uniti.
Potenziali rischi sismici
Uno degli effetti collaterali del fracking è la sismicità indotta, cioè la generazione di terremoti provocata dall’attività umana. Questo fenomeno si verifica perché la fratturazione delle rocce modifica lo stato di tensione del sottosuolo e induce dei movimenti lungo le faglie preesistenti o create dal fracking stesso. Inoltre, l’iniezione o l’estrazione dei fluidi altera la pressione dei pori delle rocce e può causare dei cedimenti o dei sollevamenti del terreno.
La maggior parte dei terremoti indotti dal fracking sono di bassa magnitudo e non percepibili dalla popolazione, ma in alcuni casi possono raggiungere livelli più elevati e causare danni alle infrastrutture o alle abitazioni. Un esempio di questo è il terremoto di magnitudo 5.6 che si è verificato nel 2011 in Oklahoma e che è stato attribuito al fracking. Questo sisma ha provocato lesioni a 14 persone e danni a oltre 200 edifici.
Secondo uno studio condotto da sette ricercatori statunitensi e britannici, il fracking può causare terremoti sia durante la fase di fratturazione idraulica sia durante la fase di smaltimento delle acque di scarico. Nel primo caso, gli eventi sismici sono pochi e nessuno supera i 4.0 di magnitudo. Nel secondo caso, invece, gli eventi sismici sono più frequenti e possono superare i 5.0 di magnitudo. Questo perché le acque di scarico vengono iniettate a grande profondità e possono attivare delle faglie dormienti o critiche.
Normativa europea
La situazione normativa relativa al fracking in Europa è caratterizzata da una notevole eterogeneità tra i diversi paesi. Alcuni stati hanno adottato delle misure restrittive o proibitive nei confronti di questa tecnica, in considerazione dei potenziali impatti negativi sull’ambiente e sulla salute pubblica. Tra questi si possono citare la Francia, la Germania, l’Irlanda e il Regno Unito, che hanno imposto dei divieti o delle moratorie sul fracking. Altri stati, invece, hanno optato per una politica più favorevole al fracking, in vista dei possibili benefici economici ed energetici derivanti dall’espansione del settore del gas da scisto. Tra questi si possono menzionare la Polonia, la Romania e la Spagna, che hanno incentivato o autorizzato le attività di fratturazione idraulica. L’Unione Europea non dispone di una normativa specifica e armonizzata sul fracking, ma si è limitata a formulare delle raccomandazioni nel 2014, al fine di stabilire degli standard minimi di sicurezza e protezione ambientale da rispettare nelle operazioni di estrazione del gas da scisto. Tuttavia, queste raccomandazioni non hanno valore vincolante per gli stati membri e lasciano una notevole autonomia ai governi nazionali nella regolamentazione del fracking.

